venerdì 20 maggio 2011

Mi sono rassegnato

Vi chiederete, o io mi chiedo a posto vostro, dopo quasi un anno di inattività vuol dire che ho lasciato perdere ‘sto diario? Non lo so. L’entusiasmo iniziale se ne è andato, su questo non c’è alcun dubbio. Prima visitavo i siti, li mettevo tra i preferiti e non soltanto, li catalogavo e addirittura avevo un file in Word per scrivere i brevi commenti sui contenuti e quelli che mi ispiravano di più finivano su queste pagine. Ma ad un certo punto mi sono fatto la domanda sul senso di tutto ciò. Si, all’inizio mi faceva piacere, giocavo da piccolo collezionista, ma in effetti è una perdita di tempo ed anche la rottura di scatole, tutte e tre, come direbbe un mio amico.

Come mai ho cambiato l’idea. Vi racconto tutto. Verso la fine dei mondiali dell’anno scorso ho iniziato il trasloco nel nuovo appartamento che abbiamo comprato. A quei tempi abitavo con mia moglie e mia figlia in un paese 8 km lontano dalla nuova abitazione ed ero in affitto. L’ abitazione era mobiliata ed il trasloco si prospettava facile. Dopo aver fatto imbiancare il nuovo alloggio bastava spostare i vestiti, i libri e altre cose personali per quelli 8 chilometri. Faccio tutto da solo, con l’aiuto della moglie, con la mia macchina: ha anche la quinta porta, i sedili dietro sono ribaltabili, pertanto dovrei farlo velocemente. Ma figuriamoci, ci ho messo due week-end a trasportare tutto e mi sembrava che non finirà mai. Roba, roba, roba. Ma quanta c’è ne?

I vestiti vecchi, di tutti e tre che da anni non sono stati usati, i libri antichi, anche quelli dalla scuola superiore di mia moglie, non sfogliati da più di vent’anni, gli apparecchi guasti, ma che potrebbero servire come pezzi di ricambio (penso di aver pensato una cosa di genere guanto gli ho lasciato nella cantina). Tutta roba inutile e inutilizzate, ma gli umani sono come i criceti: immagazzinano tutto avendo paura che un domani potrebbe servire e che senza quella riserva si spenderanno i soldi ed il tempo. Tutto raccolto per anni, semplicemente messo là giù, senz’alcun ordine. Appena trasferito tutto, ho iniziato un altro trasferimento: tutta roba inutile all’isola ecologica del nuovo paese, cioè nella spazzatura, come si diceva una volta. Stupido direte, ma non potevi buttare subito le cose superflue direttamente, senza fare uno spostamento intermedio. Si, io volevo fare così, ma c’era un’opposizione in casa: no, questo no, ci potrebbe servire. Le solite. Ci ho messo più tempo a convincerle di gettare le cose, che per fare l’operazione stessa.

E da allora sono diventato minimalista, alla giapponese. Quest’abito non ho portato da un anno; via nel container per gli abiti usati. Ho 3 per la stagione calda, e 3 per quella fredda. Lo stesso anche con le scarpe. Le 10 camice per l’ufficio sono sufficienti, coprono due settimane e se non sei capace di lavarmi le camice ogni due settimane, via anche tu. Adesso mi sento molto meglio, molto più leggero. Nell’armadio e sullo scafale con i libri riesco trovare facilmente quello che mi serve e c’è anche meno da mantenere in casa: si sa che è un lavoro pesante pulire la polvere dai libri.