sabato 19 novembre 2016

Contorto

Stiamo passando un periodo particolare dove gli eventi inaspettati si susseguono uno dietro l'altro, da noi ma anche negli altri paesi che comunque influenzano la nostra esistenza. Il titolo che meriterebbe questo articolo sarebbe molto più lungo. Evito questo allungamento per le varie ragioni: la leggibilità e non voglio offendere nessuno. Il mio ultimo post è pre Brexit, il primo episodio in questa serie non televisiva. Ha vinto la democrazia. La maggioranza dei votanti ha deciso di uscire da un conglomerato che per vari motivi considerava non idoneo per il proprio futuro. A molti non è piaciuta. Mi ricordo Severgnini con gli occhi quasi lucidi dalle lacrime sottolineava la stupidità dei contadini inglesi che hanno votato per l'exit. Signore mio, stupidi o no, la maggioranza è la maggioranza e per le leggi di un sistema democratico non vince. Ma noi siamo così. Giuriamo nella sovranità popolare finché questa non va contro le nostre idee. Dopo, al popolo si aggancia l'attributo ignorante.

Quando esprimiamo le preferenze nella nostra vita non sappiamo mai se la nostra scelta sia quella giusta. E non lo sapremo mai. Non è possibile vivere due realtà in parallelo e capire qual è quella più vantaggiosa. Pertanto, una volta presa una strada, vale la pena di percorrerla senza girarsi indietro. Quell'altra è stata comunque persa e non è più praticabile. Dire alla gente che abbia sbagliato non vale niente e non c'è nemmeno un sola prova per sostenere che sia una scelta errata.

Dopo, sono arrivate le elezioni presidenziali Americane. Due candidati impresentabili! Ecco, sto cadendo nella trappola. Esprimo il mio giudizio personale che contrasta con la realtà. Tutti e due sono stati scelti dal popolo nelle primarie. Alla fine il tizio con la ciocca ha vinto lo scontro. Molti protestavano per le strade. La protesta è un diritto ma in questo caso è anche offensivo verso la metà della popolazione che voleva quell'uomo alla guida del paese. Anche in Inghilterra, appena finito lo spoglio si sono messi a raccogliere milioni di firme per chiedere un altro referendum. Tutto ammesso, ma con poco rispetto per i dettami che ci siamo dati.

Entrambe le situazioni possono essere messe sotto il segno del "Cigno nero". Si tratta di un termine coniato da un libanese che ha scritto un libro con lo stesso titolo (consiglio una lettura). Il termine rappresenta un caso difficilmente prevedibile che cambia la storia dell'umanità, oppure la nostra vita. Il libanese spiega come sfruttare questi avvenimenti a livello finanziario. Io ho letto il libro, ho afferrato il concetto e avevo cercato di guadagnare con Forex scommettendo sugli eventi non aspettati. Con la vittoria dell'exit tutto è andato alla grande. La sterlina è scivolata brutalmente e io ho fatto tanti soldi. Grazie a questo evento mi sono fatto una bella vacanza in Grecia, di quelle ricche.

Con la vittoria di Trump è andata diversamente. Si aspettava un tonfo del dollaro ma gli analisti hanno sbagliato tutto e io mi sono fidato di loro. Esplicito qui, che nel libro è stato detto in maniera molto chiara di non fidarsi degli analisti finanziari ed economici. Sono state spese tante parole a proposito della loro incapacità ed incomprensione della vita reale, ma io ho dimenticato quella lezione. Così adesso mi trovo con un posizione Forex aperta e sbagliata, con poca speranza di recuperare. Il dollaro è andato in direzione opposta da quella prevista e desiderata. Pertanto, ho trascorso gli ultimi due giorni a cercare di inventare un modello matematico che mi aiuti almeno a recuperare una parte dell'investimento. Dopo vari tentativi, ho messo a punto una procedura che dà i sui frutti, lentamente. Quello che è importante è che non corro il rischio di rimettere di più rispetto a quello che è già stato compromesso. Mi sono divertito anche di dare un nome a quel mio metodo: "Il doppio gioco".

Da noi si prospetta un altro momento di una certa importanza, ma non di portata dei due sopradescritti. Il famoso referendum. Credo che molti di voi la pensino come me: non c'è la faccio più. Ad ascoltare quelli che votano no e quelli che si agitano per il sì. Tutte le bugie che si dicono. Cambiare la costituzione non cambierà le nostre vite. Ci sono molte altre cose urgenti da fare che non si fanno perché il paese è bloccato. Mi pongo anche la domanda: che senso ha cambiare la costituzione se nemmeno questa attuale la rispettiamo. Ci sono delle violazioni palesi. Mentre la costituzione attuale prevede che la Banca d'Italia sia un organismo pubblico in effetti è un ente privato che sfrutta alla grande il signoreggio per riempire le tasche dei privati con i nostri soldi.

Allora, cosa possiamo fare per difendersi dalla realtà crudele che ci circonda? Provate a consultare ricette dolci per trovare un'idea come addolcirvi la vita. Perché alla fin fine non ci vuole troppo per stare bene. Una fetta di torta, oppure già un bel profumo che si estende per tutta la casa di una crostata, rigenerano in modo positivo il nostro umore.

venerdì 27 maggio 2016

Lui e solo Lui

Per Lui si può dire del tutto e gli si possono appiccicare tante etichette, ma non quella di uno stupido. E ci sono delle prove a proposito. Non puoi essere stupido se occupi la poltrona del capo di governo. E non sei nemmeno stato eletto nel parlamento. Perciò sei molto bravo se sei riuscito alla tua età farti questa carriera ed ottenere questa posizione del potere. E del potere si tratta. Pertanto Lui ha un'altissima capacità di coinvolgere le persone, di convincerle. Qui non per forza si deve trattare di un intelligenza standard (quella misurata con i test i I.Q.) superiore alla media, ma possiede un'intelligenza sociale molto elevata, cioè quella di rapportarsi con gli altri.

Altra sua notevole dote è di prefiggersi gli obbiettivi da raggiungere. E più o meno gli raggiunge. Anche se non ci riesce, riesce comunque a convincere gli altri (e credo anche se stesso) di averli conseguiti. Così si è guadagnato la fama di essere un bugiardo. E in parte questa affermazione trova delle chiare prove, per esempio la mancata promessa di non fare mai il premier se non sarà eletto dal popolo. Ma il numero delle frottole raccontate che gli si possono sbattere nella faccia con le prove evidenti non è molto elevato, non esce fuori dalla media di un politico comune. Il problemino è che racconta una marea delle mezze verità, puntando su un certo fatto e dimenticando di menzionare quell'altro che lo smentisce del tutto. Questo sì che lo fa quotidianamente. E la gente ci casca, da tempo.

E questo potrebbe essere il suo guaio. Fino ad oggi è andato così bene, riuscendo a convincere la gente di credere nelle cose irrazionali, sconfiggendo in modo brutale l'opposizione interna del suo stesso partito, e con pochissimi sforzi (visto che il lavoro maggiore hanno fatto da soli) di eliminare del tutto l'opposizione naturale, quella composta dagli altri partiti. Anzi, ha avuto anche la capacità di attirare una parte dell'opposizione che collabora con Lui fedelmente. Ottenendo tutti questi risultati, non da poco, inizia a sentirsi onnipotente e punta sempre più in alto. Ed ecco che questa sicurezza e onnipotenza gli suggerisce di mettere in palio tutto. Per il referendum sui cambiamenti della costituzione mette in gioco anche se stesso: se perdo, vado a casa.

Lui

Ma si muove anche su tutti i fronti; comitati per il sì, gli accademici che firmano un documento che invita a votare i cambiamenti (gioca sulla loro competenza e in cambio gli darà le consulenze d'oro), i personaggi vari che lo sostengono senza alcun indugio. Tra loro anche la ministro Boschi. Ma sta un po' esagerando? Io direi di sì. Si sta spingendo troppo oltre. Un profilo più basso gli avrebbe garantito una maggior sicurezza della vittoria. Ma a Lui non basta. Non soltanto vuole salire sul piedistallo ma vuole far capire a tutti quanto e grande; vuole essere adorato perché Lui crede che questo se lo meriti.

Ma così mette nel campo qualche incertezza in più. Ci sono tante persone che voteranno no per la convinzione. Adesso a loro si aggregheranno anche tutti quelli incerti, o addirittura favorevoli al referendum, ma che non sopportano più Lui, o non l'hanno mai sopportato. E l'odio è una bella arma, una bella motivazione di andare a votare anche se quella mattina piove e non hai voglia di uscire da casa. Un altro errore che sta commettendo e affidarsi ai cavalieri sbagliati. Qui mi riferisco in primis al ministro Boschi. Lei in pratica ripete le sue stesse parole, con un altro tipo di arroganza, quella appartenente al mondo femminile. Mettendola in prima linea, Lui si prenderà i voti non desiderati almeno da quelli che hanno perso i soldi nelle ultime faccende bancarie. Loro non sopportano il padre della Boschi, pertanto per avere una piccola vendetta usciranno a votare no, insieme con i propri familiari ed amici.

Di questi errori non si accorgi (se non legge il mio post, che è poco probabile) ma come un cane da caccia riesce a sentire da dove viene il pericolo. Un importante gruppo sono gli anziani. Sono numerosi, visto che siamo tra i paesi più vecchi d'Europa, non sono molto benestanti e per questo vanno a votare in massa perché non si possono permettere altri divertimenti. E sono di natura conservatori; non gli piacioni i cambiamenti in quanto hanno paura per il proprio futuro. Si legge tranquillamente un notevole no espresso al referendum. Ma Lui ha capito il pericolo ed ha iniziato il gioco, puntando sempre sul loro conservatorismo. Le notizie prevalenti di ultimi giorni sono che il governo sta lavorando per alzare le pensioni minime e per trovare il modo per i pensionamenti anticipati. La promessa è sufficiente, basta dare un po' di speranza e il pensiero parte in direzione: Lui ci ha promesso le pensioni maggiori e se perde al referendum a se ne va, quello che viene dopo forse non ci da niente.

Io non sono ancora troppo vecchi e voterò un NO, per entrambi i motivi: perché la nuova costituzione sarebbe meno chiara e meno democratica di questa attuale e perché Lui mi sta sul coso, sempre di più.

lunedì 12 ottobre 2015

True Detective

Era una tiepida giornata domenicale. Di fine giungo. No, non sono impazzita. E' vero, In Italia le temperature erano molto alte, per mia fortuna, stavo nel nord Europa. Accompagnata dagli stivali e una giacca autunnale. Mi ricordo che non era una giornata soleggiata, c'erano le nuvole e molta quiete attorno. In compagnia di due amici, siamo usciti per comprare del pesce. In un mercato che non ha nulla da invidiare ai più modaioli di Milano (neanche in merito ai prezzi). Non conoscendo la città mi sono limitata a seguire i miei compagni, che invece, erano del posto. E' buffo il fatto che non amo nessun genere di pubblicità ma negli ultimi dodici mesi ho conosciuto alcune persone che lavorano in questo settore, i cosiddetti, pubblicitari. Parlano un linguaggio a me sconosciuto ma sono molto divertenti.

Camminando lungo le strade della città di Goteborg, la mia attenzione è stata catturata da un enorme cartellone pubblicitario. Il motivo? L'immagine di quello che negli ultimi anni è diventato il mio attore preferito, Matthew McConaughey. Infatti, l'unica pubblicità che non mi stancherei mai di guardare (regia di Martin Scorsese), è quella del profumo di Dolce&Gabbana. Ho sempre amato le immagini in bianco e nero. Metteteci anche il mio attore preferito che indossa un elegante abito e con me, cari pubblicitari, avrete fatto centro. Non cambierò mai canale per evitare di guardare lo spot e diventerò una affezionata consumatrice del profumo. In fondo siamo tutti, the one, i numeri uno. A modo nostro, naturalmente.

Tornando alle strade di Goteborg, la carta stampata attaccata ad un palo voleva informare la cittadinanza della presenza di una serie televisiva, True Detective. Matthew, produttore e attore principale. Non avevo mai sentito parlare di questa serie ma mi sono fatta convincere in fretta di vederla dalla amica accanto. Quando le ho chiesto di raccontarmi la trama, mi ha risposto dicendomi che era troppo complicata, di guardarla e non fare domande. Ha anche aggiunto di fermarmi alla prima stagione, la seconda aveva cambiato attori. Ecco, io ho guardato con attenzione entrambe le stagioni e vi posso garantire che fare una sintesi della prima è molto semplice e veloce. Credo che la mia amica, in quel momento non aveva voglia di fare conversazione. Suppongo che nella sua testa pensava alla zuppa di pesce che da lì a breve avrebbe preparato.

Essendo in Italia, e questa devo dirla, siamo abituati male con le lingue straniere. Cioè, non siamo proprio abituati a sentirle. Tutto viene sincronizzato. Una volta ho guardato un cartone in tre lingue differenti e vi posso assicurare che togliendo la lingua originale è stata tolta anche la qualità del cartone stesso. E' vero che nel guardare dei film, serie televisive, cartoni, sincronizzati, non avrete il problema di utilizzo del vostro cervello e probabilmente vi godrete di più la storia. Non dovrete guardare in parallelo le immagini e i sottotitoli. Ho provato a guardare True Detective sincronizzato in italiano e poi con i sottotitoli in italiano, lasciando l'originale. Che dire? Due mondi differenti. Per me, non si può guardare un attore così bravo come McConaughey che ha una voce molto particolare, sincronizzato. Si perde l'intensità del prodotto, in questo caso, televisivo.

La serie è fatta di otto puntate, ognuna della durata di un'ora. I due detective sono alla ricerca di un serial killer. Questa è la sintesi. L'inizio è brillante e parliamo della sigla (di entrambe le stagioni). Una delle migliori che abbia visto (insieme al Trono di spade). Il contenuto della storia non ha l'originalità in se, è piuttosto banale. Quindi, che cosa ha reso questa serie, una serie di successo? La bravura nella narrazione, profondità dei dialoghi, ottime scelte musicali, un ritmo piacevolmente lento e Matthew McConaughey. Oltre al suo essere molto attraente, è un premio Oscar più che meritato. Vederlo recitare può essere soltanto un piacere. Per quello che riguarda la seconda stagione, che mi hanno sconsigliato di vedere, è come guardare una serie completamente differente. C'è un unico punto in comune tra le due stagioni, la polizia come protagonista. Il cast è davvero notevole, composto da attori validi. Il ritmo è molto più accentuato, tanto che si fa fatica a seguire la storia. I dialoghi sono meno di spessore e avevo quasi rinunciato di arrivare alla ultima e ottava puntata. Fortunatamente, ho cambiato idea. Le ultime due puntate valgono l'intera stagione. Consigliato.

domenica 29 marzo 2015

Musica, abiti, vino e tarallucci

Vivo in una grande città. Milano. Ci sono circa due milioni di abitanti se consideriamo anche l'hinterland. E' una città che ad alcuni piace, ad altri no. Nonostante questi giudizi strettamente soggettivi, credo che quasi tutti voi sarete d'accordo nel definire questa grande metropoli come un luogo pieno di opportunità ed eventi. Ultimamente ho partecipato ad alcuni di essi. Non molto tempo fa vi avevo parlato di Rossy De Palma e del suo spettacolo al Piccolo di Milano. Oggi vi parlerò di una sfilata di moda, la prima alla quale ho partecipato. Ammetto di essere andata senza avere la minima idea di come si sarebbe svolta e solitamente sono aperta alle idee alternative.

L'ambiente scelto per ospitare la sfilata della stilista Anna Lenti è stato lo spazio Tadini. Per chi di voi non fosse sufficientemente informato su questo cognome: si tratta di un pittore, Emilio Tadini, classe 1927. Oggi, è un luogo gestito dal figlio Francesco, direttore artistico della Scala milanese. Che dire del posto? Molto bello. Merita sicuramente una visita. Una perla nascosta nella caotica zona centrale milanese. Come ci è stato spiegato da Tadini junior in persona, il suo gruppo di lavoro ha pensato di allargare il progetto alle altre discipline artistiche oltre alla pittura. Per esempio, nel 2010, il primo comizio di Beppe Grillo si è tenuto proprio in questo spazio. Un progetto ambizioso, aggiungerei. Sulle parole, interessante. E' possibile assistere alle mostre di pittura e un concerto jazz, oppure qualche spettacolo di danza. La serata alla quale ho partecipato io, era su questa scia. Pensata, ma male riuscita.

L'evento doveva iniziare alle 21, c'è stato un ritardo di 30 minuti. L'organizzazione è stata molto carente. Qualche giorno prima mi è stato comunicato che si trattava di un evento a numero chiuso, più tardi è stato spiegato che poteva entrare chiunque. Quando si organizza un evento in uno spazio ristretto, bisogna sapere esattamente quante persone ci saranno, altrimenti si rischia, come, del resto è capitato, che gli ultimi arrivati dovranno restare in piedi. Per quanto riguarda la sfilata, a dire il vero non c'è stata.

Si è deciso di fare una presentazione alternativa facendo indossare un paio di abiti a delle ballerine che ballavano. In pratica, per quindici minuti ho visto due abiti indossati sopra i body che vengono usati per la danza. Anche la musica non era quella che solitamente si vede nelle sfilate in televisione, sembrava di più una musica da meditazione, il che concilia molto bene il sonno. Dopo questi quindici minuti, ci è stato detto di fare cinque minuti di pausa in quanto dovevano preparare la seconda parte della serata, in cui un gruppo italiano (dal nome inglese), avrebbe suonato. Alcuni dei presenti sono usciti dalla porta posteriore. Altri, sono rimasti seduti sbuffando. Una volta arrivato il gruppo, mi è venuto il mal di testa dalla loro musica. Fosse durato cinque, al massimo, dieci minuti, non avrei detto niente. La loro performance è stata davvero troppo lunga (e neanche delle migliori). La serata è stata chiusa dal proprietario dello spazio che ha deciso di farsi pubblicità. Infinite parole su quanto tutti loro fanno cose alternative, belle, su quanto sono tutti bravi. Momento molto autoreferenziale. Si poteva evitare. Sono della seguente opinione: se uno è bravo, se fa bene il proprio lavoro, se gestisce bene uno spazio, qualsiasi tipo di pubblicità non è necessaria. Il marketing migliore è lasciare che gli altri giudichino. Quello che vedono, naturalmente.

A fine serata è stato organizzato un rinfresco a base di vino e tarallucci in quanto la stilista è pugliese. Certo, non eravamo in un locale ma usare dei minuscoli bicchieri di plastica in uno spazio così artistico ed elegante, stonava. In ultima nota, dico, peccato. Peccato che il progetto non sia stato organizzato con cura in quanto aveva del potenziale.  In una città in cui tutti vogliono fare i diversi e originali, alla fine finiscono per diventare dei copia e incolla. Con tanto di pacche sulle spalle e complimenti fino a notte fonda.

giovedì 27 novembre 2014

Le regole

Migliaia d'anni fa, quando il genere umano ha deciso di organizzarsi nello stato, sono state imposte le regole di comune convivenza da rispettare; per bene di tutti. Per chi non rispettava le stesse sono previste le pene e le punizioni, in modo di costringere la gente di rispettare i dettami di gioco. Nei tempi moderni la società è diventata molto complessa ed il numero delle leggi è notevolmente aumentato in quanto si sono aperte nuove realtà. Pertanto per far funzionare uno stato come si deve, prima di tutto deve essere rispettata la legalità. Nel caso contrario, ognuno fa quello che vuole ed entriamo in anarchia e l'anarchia significa l'incertezza, per le nostre proprietà, per la nostra vita. Ed a noi l'insicurezza non piace.

Questi giorni a Milano è scoppiato il caso delle case popolari. Quattro mila appartamenti abusivamente occupati, contro ogni legge ed il governo cittadino non ha fatto niente a proposito, per anni, lasciando che la situazione diventasse molto tesa. Molti politici e giornalisti, prevalentemente di sinistra, affiancano al problema della legalità quello sociale e si pongono la domanda: ma dove andrà la gente sfrattata? In effetti, a primo sguardo una domanda forte, un argomento per non agire importante. Ma soltanto a prima vista. Qui facciamo il gioco all'italiana, tirando fuori alcune domande, ma lasciando inespresse quelle altre che neutralizzano quelle prime. Perché non bisogna dimenticare che al posto di quelli che occupano illegalmente le abitazioni e che dovrebbero essere per strada, per strada si trovano quelli altri, che avrebbero diritto, nel rispetto delle regole e delle liste stillate per meriti.

Perciò, liberando gli appartamenti occupati, dal punto di vista sociale non cambia niente: la stessa quantità delle persone non avrà l'alloggio. Ma la legalità guadagnerebbe tutto, perché insegnerebbe quelli che non vogliono rispettare le norme e che pensano che la forza sia sufficiente per risolver il conflitto, che quel comportamento non paga. Così questi fatti non si ripeterebbero in continuazione. Perché noi siamo così; le leggi ci vanno benissimo se ci servono, ma non abbiamo alcun problema di infrangerle quando ci conviene. Tanto, l'esperienza quotidiana ci insegna che è molto facile passarsela liscia.

Nel mio condominio, piuttosto ampio, c'è tanta gente che non paga le spese. Alcuni, pochi, perché hanno delle difficolta economiche, gli altri perché da tempo hanno compreso che non gli può succedere niente, perché la legge non funziona. Uno di questi non ha pagato le spese per più di 5 anni. Si è arrivati ad un debito di oltre dieci mila euro; c'erano anche delle spese straordinarie piuttosto corpose, in quanto sono stati sistemati i box che perdevano l'acqua. Alla fine l'amministratore è riuscito ad avere il mandato per il pignoramento. Al tizio hanno pignorato una BMW serie 5: poverino, non aveva i soldi.

Ma perché siamo arrivati a questo? Per colpa dei nostri politici, nazionali e locali. Loro non vogliono andare contro nessuno, perché tutti sono gli elettori e loro non vogliono perdere i voti. Perché quelli sfrattati sono sicuramente voti persi, e quelli che avrebbero finalmente un posto dove vivere, in quanto hanno diritto ad avere uno assegnato, non necessariamente son voti guadagnati. Il calcolo è semplice, pertanto non si fa niente. Perché la legalità, la vita civile della gente, un semplice star bene dei tutti non gli interessa, gli interessa soltanto la loro posizione. E sono pronti a farci pagare qualsiasi prezzo per essere rieletti. E noi continuiamo ad eleggerli.

La mancanza dello stato legale è anche una delle ragioni principali perché gli investitori stranieri ci snobbano. Investi in una fabbrica, avvii la produzione e vendi i tuoi semiprodotti ad un'impresa italiana che smette di pagarti. Gli fai la causa e devi aspettare per anni. Alla fine il giudice dice che quelli non possono pagare perché in quel caso dovrebbero chiudere e si perderebbero 200 posti di lavoro. Così chiudi tu e si perdono altrettanti posti, ma sono in mezzo anche i tuoi soldi. E tutto perché tu non conosci bene i politici che fanno girare le cose e ti fidi delle leggi che ognuno interpreta come gli conviene. Ma VFC!

mercoledì 4 giugno 2014

Dubbi

E in questo momento della mia vita sono in un villaggio, da esattamente due settimane. Lontana dalla vita frenetica della quotidianità. Appena passato il temporale, sono seduta sul balcone. Scrivo e ogni tanto mi fermo per guardare in alto. Si vedono le stelle. Nelle grandi città è raro vederle. Intorno a me c'è un silenzio che non sentivo da non ricordo quanto, da sempre forse. C'è la quiete dopo la tempesta, fuori e dentro di me. In questo breve lasso di tempo ho capito che, per ora, non appartengo a nessuna nazione. Anche se per legge non posso esserlo in quanto non ho fatto richiesta, mi sento un’apolide. Ho tre diverse nazionalità ma al momento non mi sento croata, serba o italiana. Sono tutto e niente.

Conosco poco la storia della quale faccio parte e di questo mi vergogno. Non mi sono ancora documentata dettagliatamente su ciò che è accaduto nel passato, non ho studiato né letto alcuni libri considerati dei classici a livello internazionale. Vorrei iniziare una personale conoscenza della mia defunta nazione lasciando l'incipit alla letteratura a un uomo molto più saggio di me, il premio Nobel, Ivo Andric.

Accettando silenziosamente le condizioni di vita che il vostro nemico vi impone, vivete come vuole lui; in realtà, non vivete ma restate pazientemente in attesa, fino a quando tutta la vostra vita, insieme a ciò che aspettavate, non diventa una infinita attesa, il che significa che avete accettato di essere sottomessi, che è come andare verso la distruzione di se stessi e dei propri discendenti. Per non fare in modo di uccidervi, loro stessi vi hanno contagiato con l'attesa che vi tiene in vita e lentamente uccide. Appassirete e sparirete, come sono appassiti e spariti così tanti antenati e nazioni nell'Impero Ottomano, prima di voi in modo uguale o simile.

Non si sono neanche accorti di essere stati spostati dalla strada della verità a un binario morto in cui l'attesa senza fine e l'assenza di una meta la fanno da padrone. Le persone non sentono le loro attese come un peso, neanche come un'umiliazione, perché sono diventate esse stesse un'attesa. Contagiare qualcuno con l'attesa rappresenta il modo più sicuro del suo potere, ossia renderlo immobile e innocuo, completamente e per sempre, e questo inganno dell'attesa è più potente di qualsiasi prigione e più efficace di qualsiasi catena, perché con un po’ di fortuna e ingegno, dalla prigione si può fuggire, dalle catene anche, ma da questo inganno mai e poi mai. Tutto quello che siete e che sapete, siete in grado di fare, è già stato inserito dentro l'ufficio delle attese infinite, senza alcuna speranza di vederle realizzate. Per alcuni il secolo passa e passerà in una dolorosa e inutile attesa, mentre gli altri otterranno tutto ciò che vogliono e quello che hanno sempre sperato di ottenere.

giovedì 2 gennaio 2014

Torsione composta

Ho aspettato l’arrivo del nuovo blocco di 365 giorni, che nei vocabolari si trova sotto la voce anno, con mia moglie ed altri 3 conoscenti. Troppo cibo, ma con il bere sono andato modestamente, anche per la scarsa qualità delle bevande messe sul tavolo: gli spumanti, dell’aperitivo e del brindisi, erano pessimi di gusto e troppo dolci e del primo ho lasciato mezzo bicchiere. Per quanto riguarda quello secondo l’ho finito per la scaramanzia, se no si rischiava di avere il blocco sfortunato, almeno così dice il nostro popolo. Meno male il grappino finale era ottimo così non sono tornato a casa del tuto sobrio; anche questo porterebbe male. Tutta la sera la TV accesa; ma come si può fare?

Per il resto abbiamo giocato a gioco visuale, dove devi disegnare il temine che ti capita sulla scheda e i compagni delle tua squadra devono indovinare di cosa si tratta. Sono un pessimo disegnatore ma ho scoperto che sono dotato per questo gioco più degli altri. E' molto difficile raffigurare un azione, per esempio, ed il modo giusto è di andare lentamente verso lo scopo, riportando tutta la scenografia che rappresenta il verbo finale. La mia banda voleva festeggiare la vittoria con lo champagne rimasto, ma io ho preferito un sorso di vino normale. La mattina si avvicinava e ad un certo punto la tipa, rivolgendosi al suo compagno ha detto: amore, andiamo a letto, forse gli ospiti andrebbero a casa.

Siamo tornati a casa nostra e prima di sdraiarmi mi sono collegato via Skype con una famiglia di New York e ci siamo fatti gli auguri. Loro erano ancora in attesa per entra in una nuova epoca. Ho posato i piedi nelle pantofole prima di mezzogiorno, preso il mio caffè e fumato la prima sigaretta. La voglia di intraprendere qualsiasi azione era pari a zero. Cosa si fa nei tali momenti? Si collega con la rete mondiale e si vacilla tra qui e là. Dopo qualche posto che non attirava la mia attenzione sono approdato su blog distorto che mi ha acceso i miei circuiti celebrali. I giornali personali densamente diffusi sono in fatti il modo di autodifesa contro la quotidianità. La gente scrive, nessuno legge, ma si sentono comunque meglio perché l'espulsione delle negatività, di quello che preme la nostra anima, è risolutamente salutare.

Conoscendo la causa siamo già a metà della risoluzione, ma esprimerla e condividerla mettendola su un server significa una guarigione certa. Il concetto è già stato scoperto dal tipo chiamato Freud ed applicato dai numerosi seguaci che svuotano le tasche dei propri pazienti. Perciò meglio trovare un hosting gratuito e scrivere delle idiozie che andare dal dottore e pagare per un risultato incerto. Ecco il pensiero che mi ha provocato il blog indicato nel precedente paragrafo. Per questo si merita la recensione, non ovviamente per il contenuto molto scarso come quantità, di sole due pagine. Sembra uno dei soliti progetti abbandonati: si parte con molta voglia ed entusiasmo, ma passato il primo periodo l'ardore inizia a sbiadire ed alla fine sparisce. L'opera rimane con le sole fondamenta, accennando soltanto come doveva essere l'intero edificio finalizzato.

Il primo posto, quello più in basso, è spiritoso e liberatorio: racconto di un abituale viaggio in macchina con la moglie che mette il proprio zampino in tutte le cose. Mi sono fatto anche due risate perché non soltanto che il tema è azzeccato bene in quanto immortale, ma la scrittura è fluida e piacevole. Se si continuava così ci si arrivava lontano. La successivo prestazione rientra nel tema affrontato sopra, cioè di automedicazione psicologica. Soliti discorsi sui nostri politici e loro caratteristiche poco piacevoli. Il web è pieno di questi discorsi critici e poco produttivi. Speriamo che l'autore riprende la strada precedente e continui a divertirci con la satira ed umorismo. Come la vedo io, per adesso è l'unica salvezza per le nostre anime finché qualcuno non decida to estrare la mano fuori dalle nostre tasche (ecco, anche io non sono riuscito a trattenermi).

martedì 20 agosto 2013

Diciassette otto

In tutti questi anni non avrei mai pensato di passare una notte a parlare di morte con un bambino di otto anni, ancora con addosso il vestito da spiaggia. Noi due da soli in casa, a dividere una sedia, abbracciati, con la luce soffusa della cucina. Quando gli hanno detto che il nonno era morto, ha riso. Poi è uscito con me, a fare qualche giro in bici, sul campo in cui io stessa da bambina, giocavo.

Qualche ora dopo, mentre legavamo i lucchetti, mi ha detto: "Solo ora ho realizzato che non rivedrò mai più il nonno e prima mi sono comportato da stupido. Possiamo parlarne?". Due settimane prima il mio piccolo amico si trovava nella casa al mare della famiglia. Faceva caldo. Lo stesso giorno, di passaggio, è arrivato il nonno. In casa si lamentavano della temperatura torrida e così il nonno decise di arrampicarsi sulla scala per aprire la finestra. Un'operazione che faceva di abitudine. Le scale erano di alluminio, leggere. Luka, il nipote, mio amico, essendosi arrampicato migliaia di volte pensava di chiedergli se aveva bisogno di aiuto ma si vergognava. Pochi istanti dopo, davanti agli occhi del bambino, il nonno cadde violentemente dalle scale. Fu trasportato subito nell'ospedale più vicino, in coma. Fino a questo sabato, il giorno in cui morì.

Quella notte il mio piccolo amico mi ha confessato che si sentiva in colpa e che avrebbe potuto salvarlo, se solo non "fossi stato così stupido, timido e sbagliato e gli avessi chiesto se aveva bisogno d'aiuto." Sapendo che il motivo che ha provocato la caduta era un grave ictus, ho tentato di spiegargli che sarebbe accaduto comunque e che non aveva sofferto. Ha deciso di credermi perché "di te mi fido, so che non mi racconti bugie". Insieme, abbiamo concluso che il nonno ha avuto una bellissima vita, con una moglie che amava, due figlie ben educate, istruite, sposate con due brave persone e sei nipoti meravigliosi. Era un uomo onesto. Aveva una famiglia molto unita. E alla fine di tutto è questo ciò che conta. Non sono le aziende che possiedi, le macchine oppure gli immobili. E' l'amore delle persone che ti stanno intorno. Dentro le quali resti.

A tarda notte, esausti e già nel letto, mi ha raccontato una barzelletta sul gatto. Non avevo la forza di tentare di capirla ma ho riso ugualmente. Dopo che mi ha dato il bacio della buona notte, con un sorriso stanco mi ha detto "oggi è stata una giornata strana perché tu hai cucinato. Non cucini mai. Di solito vieni qui, trovi tutto pronto e mangi, come quando sabato scorso abbiamo mangiato il pesce". Pochi istanti dopo lui si è addormentato e io alle 3 di notte ero ancora sveglia. Consapevole di avere appena avuto la conversazione più difficile, dolorosa ma allo stesso tempo più bella e più intensa dei miei quasi (ormai) trentaquattro anni. Con un piccolo e, per me, speciale essere umano per il quale farei qualsiasi cosa (compreso salire sul monopattino).

lunedì 15 aprile 2013

Chi ci ha rubato primavera?

Fino a qualche giorno fa mi ponevo un interrogativo tutto mio: ma chi ci ha rubato la primavera? L’inverno era lungo e freddo e ci siamo stancati un po’ tutti di mancanza di sole. Ne abbiamo bisogno per la nostra fotosintesi, per vivere e crescere, per stare bene, per trasformare la materia di basso livello in quella più alta. L’attesa sembra finita. La metà dell’Aprile finalmente ci ha mostrato i raggi solari e questi hanno prodotto l’effetto: il caldo. Dai, fisicamente si inizia stare bene i vestiti pesanti vanno nell’armadio e la pelle comincia ad uscire fuori, si scopre e aiuta a svegliare anche gli ormoni. E questi hanno l’importanza.

Ma lo stesso quesito mi pongo anche come una metafora alla nostra situazione sociale, quella che conta: la politica ci ha soltanto portato qui. Stiamo entrando nell’autunno e non inganniamoci molto; l’inverno è ancora molto lontano. Il margine del peggioramento è molto ampio. Molti parlano del disastro, ma siamo lontani ancora anni luce. Tranne quelli che rimangono senza lavoro; quello si che è brutto. La distinzione principale è qui, avere o meno un redito. Avendo qualcosa si può sempre gestire, ottimizzare risparmiare, ma senza niente le tre parole non hanno alcun significato.

E quelli con lavoro preferiscono mantenere, o meglio dire, sperano di mantenere quello che hanno, lo standard acquisito. Una pizza in meno al mese, ci si sopravvive facilmente. E in continuazione scelgono quelli di prima, le persone e le organizzazioni che ci hanno condotto in questo contesto. Perché siamo fatti così, noi esseri umani, noi Italiani in particolare; non riusciamo a vedere il futuro, oppure non vogliamo. Perché così non si va da nessuna parte, buona intendo. Si va verso un cataclisma sociale delle proporzioni bibliche.

I signori ci dicono che loro non tengono a loro, ma a noi, che vogliono bene all’Italia, ma da ogni loro parola e gesto si vede che pensano unicamente al proprio sedere ed interessi. “Ho vinto le elezioni e faccio tutto possibile per risolvere questa crisi, anche sacrificandomi, facendomi a parte.” E vattene finalmente! Le scuse per non fare provengono da quasi tutte le parti: non si può fare governo, non si possono insediare le commissioni parlamentari, ma prendere il stipendio, pur non facendo niente, si può, e come.

Anche il presidente, che a maggior parte di noi è stato abbastanza simpatico, comincia ad assomigliare al resto del branco. Un milione e mezzo dalla mia tasca per pagare i 10 saggi che hanno tirato dal capello le cose già straconosciute. 20 mila euro per ogni giorno di lavoro, caxxo! Voglio diventare l’illuminato anche io, mi basterebbe anche per un giorno solo. Ma il mio destino è quello di lavorare, subire e di pagare tutti quelli che non sanno fare niente nella vita. Ma parlano bene, senza dire niente: è la loro qualità maggiore, l’arte di nonsense. Ma almeno so che la colpa è mia, perché anche io appartengo al gruppo sopra descritto, di quelli inerti, che hanno paura di cambiamenti, di nuove idee, perché hanno fifa che le cose vadano ancora peggio. Almeno mi consolo con il fatto che ammetto a me stesso come stanno le cose. Aiuta, ma non risolve niente. Se continua così, prima o puoi si raggiungerà quella massa critica delle persone che non hanno niente da perdere e in quelli momenti scoppiano le rivoluzioni ed il risultato sono le distruzioni ed i morti. Speriamo che riusciremo a capire in tempo, prima di arrivare alla violenza.

venerdì 28 dicembre 2012

Cloud Atlas


Nel tempo storico in cui viviamo sempre più spesso sentiamo parlare di spiritualità. Forse si tratta della moda del momento oppure è l’inevitabile conseguenza della post-modernità e del malessere che provoca. Pare che dentro ognuno di noi ci sia un saggio pronto a dispensare consigli, richiesti o meno. E’ un dato di fatto che la dimensione spirituale sia oggetto di curiosità e di ricerca. Se entrate in una libreria vi accorgerete facilmente della quantità di libri che ci parlano della vita, in tutti i suoi aspetti. Oltre gli scrittori, anche i registi aiutano la causa.

I fratelli Vahovski, insieme al noto regista tedesco Tom Tikver, hanno dato vita al nuovo film, già nominato per il Golden Globe: “Cloud Atlas”. Secondo i ben informati è tra i probabili vincitori di Oscar. Alla prima scena, lo spettatore viene messo di fronte alla complessità della sceneggiatura. Il sipario si apre dall’inizio con tante storie che vengono comprese soltanto nel finale. Per alcuni sicuramente risulterà essere una tecnica narrativa irritante che richiede una concentrazione costante. La distrazione non è concessa. Raccontare la trama non è facile. Molteplici storie si intrecciano. Ogni attore è impegnato nell’interpretazione di sei personaggi. La recitazione non delude. I grandi nomi come Tom Hanks, Halle Berry e Hugh Grant si calano nelle storie con grande maestria, la quale del resto, da loro viene pretesa.

Il punto centrale intorno al quale si sviluppa la trama è la complessità dell’essere umano, le sue innumerevoli sfaccettature, dall’estrema bontà, all’altrettanta crudeltà: “il più forte domina sul più debole”, pare sia la legge che lega tutti i tempi storici. Si sa, ogni azione causa una reazione. Le nostre vite dipendono da noi ma fino ad un certo punto. Siamo governati da leggi sulle quali non abbiamo il controllo e le vite degli altri, a volte influenzano il nostro destino. Sembra il quadro di una catena, sempre attuale, dove tutto e tutti siamo collegati. Non soltanto: nel racconto, i registi focalizzano la loro attenzione sulla stupidità degli uomini che nonostante i continui studi e le continue analisi, sia su se stessi che sulla storia, continuano a commettere gli stessi errori.

La nota frase di uno dei più grandi pittori di tutti i tempi: “Ripetere le stesse azioni sperando in un risultato differente è la definizione di follia”, è una costante di questa proiezione. Il film può essere interpretato sotto diversi profili quali, filosofico, esistenziale, psicologico o forse anche storico. Una cosa però rimane certa: indurre lo spettatore a farsi delle domande sul proprio stato di coscienza: individuale e collettiva, perché senza una non ci può essere l’altra.

E’ un film che merita, per la sceneggiatura, per la bravura degli attori, per l’argomento, forse banale ma di questi tempi,necessario. Preparatevi per tre ore di viaggio introspettivo e se avete la fortuna di capire l’inglese, guardatelo nella sua versione originale. La sincronizzazione può far perdere importanti sfumature del messaggio, esattamente come l’uso di sottotitoli. Interessante.

martedì 19 giugno 2012

Una poesia

Ci sono tanti temi bollenti dei quali ultimamente si parla, la crisi globale, la catastrofe della Grecia, almeno così vogliono presentarcela, europei di calcio. Ieri siamo riusciti a passare i preliminari vincendo contro l’Irlanda. Una partita non molto bella, ma quello che mi ha fatto piacere è il risultato ed il fatto che hanno segnato Cassano e Balotelli, gli unici fuoriclasse che attualmente abbiamo; ci sono anche Buffon e Pirlo, ma decisamente sono al loro tramonto. Mario è decisamente di quelle stelle pesanti da gestire ed il suo futuro può essere glorioso, ma anche opaco – si vedrà. Darei 10 euro per sapere quello che diceva ieri dopo il gol.

Ma anche il calcio ultimamente non mi diverte troppo; in effetti ho già visto troppe partite in pochi giorni e di quelle proprio belle e divertenti non c’erano molte. Perciò mi sono girato verso me stesso, all’interno del mio essere e ho partorito la successiva creazione, cioè una poesia. Spero vi piaccia. E’ la prima che pubblico, anche se praticamente in modo anonimo (ma che mi legge).


Non dire cazzate

Buona mattina
Stiracchiati
Vai in bagno
Piscia
Lavati la faccia
Soffia nello specchio
E poi puliscilo
Guarda bene
L’immagine di chi ti fissa
E non dire cazzate
Prepara il caffè
E bevilo lentamente
Non come fai di solito
In fretta
Trova il tuo ritratto nella schiuma
E non dire cazzate
Guarda dalla finestra e cerca con lo sguardo
Quello che è opera tua
In questo mondo, dove si trova
La tua firma
Girati intorno a te stesso
Finché non cadi a terra
Lasciati andare
Immagina di avere le ali
Finché non ti viene la nausea
Vola, vola
Ma ti chiedo una cosa sola
Non dire cazzate

venerdì 10 febbraio 2012

Inverno duro

Sono passati 4 mese da quando ho fatto la mia ultima creazione, cioè un testo su questo blog e oggi mi sembrava il caso di aggiornarlo. Inoltre c'è l'inverno fuori, con la neve che cade è un bel freddo. Si lamentano quasi tutti, ma io una cosa positiva trovo sempre: ammazzerà almeno le mosche e le zanzare, ‘sto gelo, intendo. Anche le giornate sono corte e uno cosa fa in questi casi, oggi nel ventunesimo secolo? Si chiude nel stanzino e naviga in Internet, ovviamente. Un po' squallido anche; sarebbe meglio appartarsi con la fidanzata e fare un po' di movimento che fa bene al fisico, all'anima e scalda anche. In questo modo si risparmia anche sulla bolletta del gas.

Mi piacciono i blog; si trovano tante stupidaggini, che per fortuna a volte fanno anche ridere, le esperienze ed i pensieri delle altre persone che a volte ci arricchiscono, approfondiscono le nostre conoscenze. Ci permettono di vivere le vite degli altrui, come i libri una volta, in generale, perché io anche oggi leggo, a volte, quando la connessione a rete è lenta: ha, ha, ha. Mi sono imbattuto in mie riflessioni, un blog di uno che usa la massa grigia che gli riempia il cranio, si capisce subito. Non si fa vendere le cose impacchettate, ma prima toglie la confezione e guarda la sostanza del contenuto. Perché non è oro tutto quello che luccica e non è vero tutto quello che ci dicono e quello in cui ci vogliono far credere. Carino ed anche scritto in modo divertente e ironico. Dopo mi piace il formato dei blog fatti su wordpress; molto puliti graficamente ma con un buon effetto visivo.

Vado avanti, i gigabyte scorrono, sono in ricerca di qualche altro gioiello dell'intelletto umano e questo non si trova senza cercare in profondità. Ha, ecco uno che non mi dispiace a fatto. Il titolo, Italia migliore, sembra un augurio nei tempi di oggi. Il Caio ha deciso di essere propositivo, di non criticare come spesso si trova in giro, anche qui da me, ma di proporre delle idee, delle soluzioni che potrebbero portarci avanti, farci progredire dopo tanti anni di stagnazione. In effetti c'è una solo proposta concreta e mi sembra che è stata letta dal nostro premier. Traducendo dal linguaggio un po' complicato nel quale l'autore si è impicciato, ho dovuto leggere 2 volte alcuni passaggi per capire cosa voleva dire l'artista, si propone l'eliminazione dell'articolo 18. L'articolo è datato 26 agosto dell'anno scorso, cioè prima di Monti (se l'autore non ha barato) e sostanzialmente dice tutti licenziabili e tutti felici (senza monotonia, aggiungerebbe il nostro Mario). Io non è che sono molto favorevole, ma leggendo con la mente aperta, c'è una semplice analisi dei pro e dei contro, devo ammettere che la soluzione non per forza deve essere brutta.

E' passata la mezzanotte, il riscaldamento centralizzato già da un po' non scalda e io mostro i primi segni di congelamento. E' ora di andare a letto, di fare dei sogni sotto la coperta, al caldo, come un orso fa durante l'inverno.

venerdì 11 novembre 2011

Incazzati

Oggi mi sono svegliato con una grande erezione. Ce l'avevo duro come rappresentanti di un partito politico del Nord, anzi, ancora di più; scoppiava proprio. Dopo la visita al bagno si è sgonfiato. Si trattava di pura idraulica, niente di vedere con i relativi piacere. Apro la finestra e vedo il sole, un altro bel dì di questa settimana. Cosa faccio? Esco fori a fare due passi, un giro in bici: visto che faccio una vita sedentaria, farebbe bene al mio fisico. Ma non ho voglia. Mi preparo un caffè, buono, e lo porto nel mio sgabuzzino che finge da studio (2,20 x 2,40 metri, con una piccola finestra che da su ballatoio, ma non da alcuna luce diurna). Pertanto accendo la luce, mi accendo una sigaretta, premo il bottone per avviare il modem e vado a vedere il mio blog. L'ho aperto due anni, un mese e 4 giorni fa. L'ultimo post del maggio di quest'anno. Decido di scrivere qualcosa.

Oggi è 11/11/11, cioè una data con sei uni, ritenuta dai numerologi molto importante ed anche fortunata. Speriamo, perché della fortuna ne abbiamo bisogno, almeno vedendo quello che ci stanno servendo i nostri cari politici ultimi giorni. Credo sempre di meno in quello che dicono e mi accorgo che sempre più spesso cambiano l'idea da oggi a domani, che non sanno che pesci pigliare e che il loro livello di disorientamento forse supera il mio. L'altra alternativa e che sanno che fare, ma fanno finta di essere stupidi. Ma secondo me lo sono. Si prestano ai giochi superiori senza capire che sono soltanto le marionette.

Ma sembra che il mondo, cioè la gente comune inizia un po' a capire da dove soffia il vento. Ci sono indignati un po' dappertutto che hanno dimostrato davanti alle banche. In pochi, ma davanti le banche. Non contro governi, ma contro quelli che contano veramente. A scuola ci hanno insegnato che la politica e la mano prolungata dell'economia, e le banche sono la parte principale di quest'ultima. Ma ci siamo dimenticati la lezione e ci hanno fatto dimenticare. Perché sono loro, alcuni li chiamano anche poteri forti, quelli che fanno girare la nostra civiltà. Lo spread italiano sale perché qualcuno attacca le nostre obbligazioni. Non è che da oggi a domani qualcosa a cambiato. La nostra economia ed il nostro debito sono uguali, e non c'entrano niente con il fatto che in una settimana lo spread sale del 2%. Qualcuno ci sta attaccando chiedendoci, tra l'altro, di fare le privatizzazioni, e dopo di comprarci a buon prezzo, com'è già successo nel 1992. E quel qualcuno si trova all'estero. Ma purtroppo ha dei collaboratori nel nostro interno.

Molti hanno sputato sul governo in tutti i modi possibili, ma giorno dopo della sua caduta cominciano a dichiarare pubblicamente che non tutta la colpa di quello che succede è di Berlusconi. Buona mattina! Ben svegliati. E qualcuno vuole mettere Monti a governaci. Ma siamo matti? Un perfetto rappresentante di quelli poteri forti che sfruttano le nostre debolezze (sì che ci sono ed è colpa puramente nostra) per arricchirci sulla nostra pelle. Per caso ieri ho visto il blog casino della vita, il primo ed unico post era di ieri, che in modo ironico – satirico spiega la nostra situazione. Fatte un salto, forse il nostro trama raccontato in un altro modo vi sarà più chiaro, forse vi aprirà gli occhi ed i cervelli. Perché dobbiamo svegliarci, con l'erezione - questo significherà che siamo finalmente incazzati.

venerdì 20 maggio 2011

Mi sono rassegnato

Vi chiederete, o io mi chiedo a posto vostro, dopo quasi un anno di inattività vuol dire che ho lasciato perdere ‘sto diario? Non lo so. L’entusiasmo iniziale se ne è andato, su questo non c’è alcun dubbio. Prima visitavo i siti, li mettevo tra i preferiti e non soltanto, li catalogavo e addirittura avevo un file in Word per scrivere i brevi commenti sui contenuti e quelli che mi ispiravano di più finivano su queste pagine. Ma ad un certo punto mi sono fatto la domanda sul senso di tutto ciò. Si, all’inizio mi faceva piacere, giocavo da piccolo collezionista, ma in effetti è una perdita di tempo ed anche la rottura di scatole, tutte e tre, come direbbe un mio amico.

Come mai ho cambiato l’idea. Vi racconto tutto. Verso la fine dei mondiali dell’anno scorso ho iniziato il trasloco nel nuovo appartamento che abbiamo comprato. A quei tempi abitavo con mia moglie e mia figlia in un paese 8 km lontano dalla nuova abitazione ed ero in affitto. L’ abitazione era mobiliata ed il trasloco si prospettava facile. Dopo aver fatto imbiancare il nuovo alloggio bastava spostare i vestiti, i libri e altre cose personali per quelli 8 chilometri. Faccio tutto da solo, con l’aiuto della moglie, con la mia macchina: ha anche la quinta porta, i sedili dietro sono ribaltabili, pertanto dovrei farlo velocemente. Ma figuriamoci, ci ho messo due week-end a trasportare tutto e mi sembrava che non finirà mai. Roba, roba, roba. Ma quanta c’è ne?

I vestiti vecchi, di tutti e tre che da anni non sono stati usati, i libri antichi, anche quelli dalla scuola superiore di mia moglie, non sfogliati da più di vent’anni, gli apparecchi guasti, ma che potrebbero servire come pezzi di ricambio (penso di aver pensato una cosa di genere guanto gli ho lasciato nella cantina). Tutta roba inutile e inutilizzate, ma gli umani sono come i criceti: immagazzinano tutto avendo paura che un domani potrebbe servire e che senza quella riserva si spenderanno i soldi ed il tempo. Tutto raccolto per anni, semplicemente messo là giù, senz’alcun ordine. Appena trasferito tutto, ho iniziato un altro trasferimento: tutta roba inutile all’isola ecologica del nuovo paese, cioè nella spazzatura, come si diceva una volta. Stupido direte, ma non potevi buttare subito le cose superflue direttamente, senza fare uno spostamento intermedio. Si, io volevo fare così, ma c’era un’opposizione in casa: no, questo no, ci potrebbe servire. Le solite. Ci ho messo più tempo a convincerle di gettare le cose, che per fare l’operazione stessa.

E da allora sono diventato minimalista, alla giapponese. Quest’abito non ho portato da un anno; via nel container per gli abiti usati. Ho 3 per la stagione calda, e 3 per quella fredda. Lo stesso anche con le scarpe. Le 10 camice per l’ufficio sono sufficienti, coprono due settimane e se non sei capace di lavarmi le camice ogni due settimane, via anche tu. Adesso mi sento molto meglio, molto più leggero. Nell’armadio e sullo scafale con i libri riesco trovare facilmente quello che mi serve e c’è anche meno da mantenere in casa: si sa che è un lavoro pesante pulire la polvere dai libri.

martedì 22 giugno 2010

Mondiali 2010

Ci sono due settimane da quando navigo poco su Internet, perciò oggi nessuna presentazione dei nuovi siti che ho trovato. E’ come mai surfo così poco o niente? E’ semplice, ci sono i mondiali di calcio a Sud Africa e la mia attenzione è molto più concentrata su questo fatto. Non sono un tifoso sfegatato, ma il calcio mi piace e gioco spesso con gli amici a calcetto a 5, ma anche a 7 (anche a 8 perché meno stancante) e quando arrivano delle gare di alto livello seguo con la passione le partite ed avvenimenti di contorno. Con cosa posso iniziare questo articolino?

Ma certo, con le impressioni lasciatemi dalla nostra amata nazionale (mi scuso per questo tono caldo ed appassionato con gli ascoltatori, e specialmente i seguaci della Radio Padania). Allora, anche tu come sembra lo è la maggioranza degli italiani, sei deluso dalle nostre prestazione, o meglio dire dai risultati, oggettivamente un po’ scadenti? Io no! Ho visto entrambe le partite, contro Paraguay e Nuova Zelanda, e devo dire che sono molto sereno ed ottimista in attesa dello scontro decisivo con la Slovacchia di dopodomani. Nei primi due incontri ho apprezzato molto la volontà dei giocatori ed il loro impegno che non si vede tutti i giorni. Anche la loro corsa; quello che mi veramente sta sulle scatole è sentire che i ragazzi sono stanchi perché gli impegni precedenti li hanno esauriti e robe di genere. Con i soldi che si prendono non credo sia giusto che possano essere stanchi.

Aspetto che passiamo il turno con un pareggio contro la Slovacchia, confidando che il Paraguay faccia fuori la Nuova Zelanda. Così copiamo il ’82 e vinciamo il campionato alla grande. Dico sul serio e penso che andrà proprio così, cioè il pareggio, dopo per il titolo è da avere un po’ di pazienza. Vincere due consecutivi sicuramente non è un’impresa facile, ma può succedere.

Ho visto anche le altre partite e la nazionale che mi ha lasciato una maggior impressione, non ho detto buona, e senz’altro l’Inghilterra. Incredibile! Uno squadrone così che sembra a momenti una squadretta dalla nostra serie C2. C’è qualcosa di marcio nel Regno Unito, ha detto William ai suoi tempi ed aveva ragione. Anche se non ha detto proprio così, doveva dirlo in questo modo e non tirare in ballo il regno di un altro paese; non è carino criticare gli altri mentre c’è qualcosa da pulire davanti alla propria porta (è vero che anche la Danimarca non brilla troppo).

Io adoro il calcio inglese, la potenza con la quale lo affrontano, la corsa a non finire, la volontà di vincere anche se si perde due a zero a cinque minuti prima della fine con lo slogan: noi non ci arrendiamo mai. Ma sembra che in Sud Africa si siano arresi. Non capisco perché e come. Non è che c’entra qualcosa il nostro Fabio? Magari è stato inviato là dalla nostra federazione per fare da quinta colonna? Vedremo alla fine perché c’è ancora tempo quasi per tutti per recuperare, esclusa la Francia. E non è che mi dispiace molto.

Aggiornamento dopo la partita


Io ci credevo in un miracolo fino all’ultimo minuto, ma cosa dico, secondo, ma l’evento soprannaturale non è successo. Siamo partiti male e sembravano tutti francesi, incluso Lippi che non dava indicazioni, aveva uno sguardo perso e le mani tra i capelli – incredibile. Non si correva, non si provava di fare niente, come se tutti fossero drogati, persi per sempre. Non credo qualcuno ci spiegherà mai cosa è davvero successo, ma il risultato è la desolazione, disperazione di noi tifosi. Addio mondiali, che se ne frega cosa fanno gli altri.

giovedì 11 marzo 2010

Anno nuovo

Ciao ragazze e ragazzi! Da un po’ di tempo che non ci si sente. Come tutti i progetti nuovi, inizialmente sono partito forte; 5 post in un mese, niente male per uno che non sempre ha voglia di scrivere. E’ dopo un buco di 4 mesi – non si tratta un blog in questo modo. Ma adesso sono tornato in se, almeno spero, e mi è venuta finalmente l’ispirazione per un nuovo intervento. L’anno scorso, come anche quelli precedenti erano tutti buoni per me, ma questo sembra un poco storto. Tutto è iniziato con il fine di quello precedente, che doveva essere una bella figata, ma non è andata proprio così.

In effetti, per il fine dell’anno ho programmato una bella ed esotica vacanza con la mia compagna, il capodanno incluso nella vacanza. Il viaggio è andato bene, con qualche piccolo disguido che a uno come me non guasta la festa. Ma per guastarla ci ha pensato lei, e per essere corretto e giusto, io ho aggiunto la mia. Io ero molto stanco e stressato in quel periodo e partendo per il viaggio ho lasciato il mio cervello a casa, come spesso dico. In altre parole mi sono proprio staccato dalla quotidianità italiana e mi sono rilassato al massimo, trascurando involontariamente qualche mio dovere. La prima scenata, di quelle stupide matrimoniali, è successa quando ci siamo fermati con il fuoristrada che ci portava in giro; eravamo seduti dietro in 3. Io sono uscito e girato con la schiena alla macchina ho cercato di chiudere la porta. "Ma caro, ci sono anche io, non ti ricordi?". "Scusa amore, mi sono distratto un po’." E’ così è andata per tutto il viaggio. Per peggiorare ulteriormente le cose si è messa in mezzo anche la diarrea; l’ha avuta lei. L’umore è precipitato nell’abisso è il suo unico scopo era rimproverarmi per questo e quello.

Tornati a casa, il rapporto si è sistemato un po’, ma anche le altri avvenimenti della vita quotidiana di quest’anno non è che vanno a gonfie vele. Incazzature per i numerosissimi e ripetitivi disaggi con il trasporto pubblico, peggiorato moltissimo dal dicembre, da quando hanno introdotto il nuovo orario invernale. In ufficio direi che le rotture sono quelle solite, ma io le sopporto un po’ con meno filosofia che di solito (dico sempre che non sono pagato per innervosirmi). Ed anche qualche altra cosuccia con gli amici, altri familiari. Cerco sempre di essere sincero con me stesso e di analizzare perché e come mi disturbano certi eventi. Spesso si tratta delle stupidaggini alle quali una persona intelligente non dovrebbe reagire. Ma non sempre la ragione ha sempre il meglio e a volte ci sentiamo male e non sappiamo trovare un buon motivo per quel stato.

Allora, la medicina in questo casi che io mi applico da solo è di trovare qualche diversivo, una novità rispetto alla altre attività che svolgo quotidianamente. Come vedete anche dai miei post precedenti, da un po’ di tempo che sto flirtando con gli online casinò. Ho giocato parecchio in modalità demo, ma non è la stessa cosa e la stessa emozione come giocare per soldi ed avere la possibilità reale di vincere qualcosa. Probabilmente il mio problema sta nel fatto che io non ci credo di poter avere i soldi senza lavoro, cioè giocando in casinò o al lotto, o comprando il biglietto della lotteria. Comunque, verso il fine del gennaio ho deciso di partire con il gioco reale, con euro non virtuali. Ho versato 25 euro è sono partito, giocando prevalentemente con le slot, ma provando anche la roulette (si scrive così?), un po’ di black-jack ed anche qualche partita di video poker. Notate i due link verso il sito dove ho trovato qualche informazione utile a proposito dei gichi d’azzardo; così posso dire comunque di aver rassegnato un sito e rispettato il tema del blog.

All’inizio son andato alla grande, solita fortuna dei principianti. Dopo due settimana i miei 25 euro sono saliti a 67. Mi sono rilassato e divertito insieme e ho guadagnato anche qualche soldino – perfetto. Ma un giorno della terza settimana, a conferma che quest’anno non è tra i migliori, ho perso tutto in 20 minuti. Dopo un succoso litigio con la mia amorosa (lo è, sempre) mi sono messo a giocare e per autolesionismo ho puntato tutto su un numero e ‘sto maledetto numero non è uscito. Niente più casinò, per favore.

mercoledì 11 novembre 2009

Che casino

Visto il titolo, parlerò, cioè scriverò delle donne che fanno il mestiere più vecchio del mondo in modo organizzato, cioè nelle case del piacere comunemente chiamate casino. Non è un brutto tema visto che un dibattito a proposito della loro eventuale riapertura si riaccende ogni tanto. Ho sentito che ultimamente ad Amsterdam nel famoso quartiere a luci rosse stanno chiudendo molti esercizi (si, loro esercitano, qualcuno con le mani o con il cervello, e loro con qualcos’altro). Anche qui si sente la crisi? Può darsi, perché il sesso è una cosa mentale, l’eccitazione viene dalla testa. E se abbiamo tutt’altre cose che ci passano per la testa, trovare il nuovo lavoro perché il vecchio con la crisi è andato a farsi benedire, come pagare il mutuo, vaccinarsi o meno contro l’influenza (non avete un sentore anche voi che c’è un grande magna, magna attorno), mica ci rimane posto per pensare alle attività sessuali. Ed ecco per questa ragione, non per la mancanza dei soldi (per questo e per andare al bar ci si trova sempre qualche spicciolo), che i casino sono in crisi.

A questo punto uno vuole agire, non subire le disgrazie sociali in modo passivo e così ci si dà da fare. Ve ne siete accorti quanto ultimamente si sono allungate le file davanti alle ricevitorie per il Lotto e là dove si vendono i gratta e vinci? Hanno addirittura introdotto le macchine che vendono i biglietti grattabili. Infili 2 euro, prendi il tuo pezzo di carte, ti sporchi e sporchi tutto attorno grattando e trovi la scritta: “Non hai vinto”. Ci riprovi, perché la fortuna è ceca (è vero, non ti vede mai). Vinci 5 euro, ma cosa fai con quelli. Ovviamente rinvesti e dopo 10 minuti ti trovi con un buco di 20 – 30 euro in tasca. Ma non devi sentirti male, hai aiutato delle persone; l’esercente della tabaccheria ma anche quelli fannulloni dello stato – sei uno grande, con un cuore immenso.

Però, oggi nell’era tecnologica ci sono anche diversi modi per provare a togliere la benda alla dea della fortuna. C’è Internet che ci offre tanti modi per fare i soldi. Se fai webmaster puoi iscriverti in un programma di affiliazione, per esempio AdSense di Google, fare un bel sito, promuoverlo per avere migliaia di visitatori al giorno ed è fatto, qualche soldino ci arriverà, di sicuro. Ma ci sono pochi in giro che se la cavano con quel mestiere e per loro ci sono altre possibilità, gia menzionato Forex, oppure un bel casinò, con accento, online. Navigando ne ho visti tanti che offrono le vincite quasi sicure (la parola “quasi” è quella che mi fa impazzire). Ecco per esempio il sito intitolato proprio casinò online, così cerca di piazzarsi bene nei motori di ricerca, offre tutto per vuoi che volete provare. Vi spiega anche che non dovete diventare dipendenti e vi dà i sintomi per capire in tempo se state diventando malati di azzardo (ma quelli che sono dipendenti dalle società?). Faccio sincero e ammetto di aver scaricato il programma per il gioco e di aver giocato 2-3 orette per divertimento, cioè senza soldi e che tutto sommato mi sono divertito, ma per metterci i propri soldi per giocare… ci penso ancora un attimino.

martedì 20 ottobre 2009

Barzellette ed altri vizi

Mi piace ridere e divertire altre persone. Ridere fa bene allo spirito, alla mente ed anche al fisico: ridendo attiviamo i polmoni e si esercitano anche i muscoli delle faccia che in questo modo, la faccia, rimane tonica più a lungo e ritarda l’arrivo delle rughe (sono già in una certa età quando ti cominciano venire questi pensierini). Una buona battuta piazzata nel momento giusto, al posto giusto con dei buoni amici è una cosa che mi è piaciuta sempre. E devo dirmi che mi vengono anche spesso un modo spontaneo. Questo è un segno dell’intelligenza, della svegliezza di mente di una persona. In tutti questi anni della mia vita ho ascoltato e ho raccontate tante barzellette e quelle che mi piacciono di più sono quelle molto brevi e quelle che non necessitano gesticolazione.

Ne conosco a centinaia ed i miei amici mi chiedono: "Ma come riesci a ricordarti tutte queste barzellette"? Spesso in una serata ne sento decine e decine, ho le leggo altre tante su Internet, ed è ovvio che non si riescono a memorizzare tutte; tra l’altro molte non se né meritano nemmeno di occupare una parte del mio cervello. Perciò mi concentro su una, due, massimo tre di quelle buone che ho sentito e me le ripeto e così mi rimangono nelle memoria, aggiunte al mio immenso bagaglio umoristico.

Un po’ di tempo fa mi sono imbattuto su un sito con le barzellette che mi è piaciuto molto e così ha avuto l’onore di finire nei miei Preferiti. Le barze sono davvero buone e spiritose e quello che mi piacce molto è il fatto che quasi tutte sono originali, cioè non le avevo sentito o letto prima da qualche altra parte. E non ci sono migliaia, con su alcuni altri siti, di cui una parte enorme è stupida e al massimo può divertire qualche bambino da 5 anni. Poche, direi non più di cento, ma scelte e buone. Un'altra caratteristica del sito che mi piace e l’utilizzo dei caratteri grandi: con l’età le mani diventano troppo corte e gli schermi troppo piccoli. Vi segnalo la pagina con humor nero, un sottogruppo delle barzellette che a me piace tanto: un po’ cattivelle ma spaccano. Il sito mette a disposizione dei suoi visitatori anche una mailing lista e promette una barzelletta gratis a settimana. Mi sono iscritto e in quasi venti giorni dall’iscrizione è arrivata una sola, buona ma poca. Speriamo che il webmaster si svegli un po’.

Ci sono anche altri contenuti, ma sembra che l’editore li ha messi la per caso, una volta e mai più. Ci sono le foto buffe, straviste sugli altri siti, una pagina con due giochino d’intelligenza, molto semplici e molto divertenti. Aggiungere qualche altro di questo tipo non sarebbe male. C’è anche una pagina dedicata ai casinò online e anche su tutte le altre pagine ci sono i banner che promuovono giochi d’azzardo ed anche poker. Probabilmente il webmaster cerca di farsi pagare per il tempo speso e le spese di hosting in questo modo. Visto che il sito è dedicato ad una cosa molto diversa, anche se entrambe potrebbero essere definite divertimento, non credo che si fa molti soldi con quelle pubblicità.

lunedì 12 ottobre 2009

Lotto artistico

Ti sembra strano il titolo di questa recensione, ma se lo leggi fino in fondo capirai. Il lotto non è diventato all’improvviso un arte, ma c’è un collegamento tra i siti che mi ha ispirato per il titolo. L’intestazione è molto importante ed influisce molto sul fatto che i visitatori leggono o meno un articolo e io ci provo ad attirarvi anche in questi modo non del tutto leali, perché qualcuno giustamente mi dirà che è importante il contenuto e non come si chiama lo stesso. Chiusa questa abituale parentesi, partiamo con il sito di oggi.

Non mi posso definire un grande appassionato del lotto, ma ogni tanto spendo qualche euro, con pochi ritorni. Cercando non mi ricordo più che cosa, ma non c’entrava con il lotto, mi sono trovato su questo sito. Non è il primo sito dedicato a questo gioco che visito, ma mi è piaciuto in quanto lo trovo molto diverso rispetto agli altri. Normalmente quel genere dei siti cercano di vendere le previsioni ed i programmi che lo fanno, garantendo le vincite. Ma che garanzia. Non è possibile dare nessuna garanzia, né utilizzando i metodi, né le statistiche: raga, i numero non hanno memoria ed escono come gli pare.

Non si può nemmeno aumentare la possibilità di vincere, nemmeno per pochi millesimi. Il sito in questione e dedicato al lotto ed al superenalotto, ma la mia sensazione che l’autore capisce benissimo le cose e che in qualche modo, tra le righe fa capire che una garanzia non esiste proprio. Anche questo sito vende un software, ma non promette niente. Il software è una specie di un linguaggio di programmazione che permette di fare qualsiasi cosa per il lotto e per il superenalotto, almeno così si dice sul sito ma non sono entrato nel merito in quanto la cosa non mi interessava.

Visto che siamo in tema, vi faccio una domanda, a me l’ho già posta, a proposito dei fantastici premi che ultimamente si vincono con il superenalotto: ma che differenza fa, per una persona normale (dai, siamo tutti normali, pensavo ad una persona del ceto basso, medi, basso-alto) vincere 10 milioni di euro o 100 milioni? Perché pongo il quesito? Perché non capisco perché tutti diventano matti, arrivano anche dall’estero per giocare quando il jack-pot è di 100 milioni, mentre si gioca molto di meno se lo stesso è di 10 milioni. Ma siamo così avidi? Io personalmente non vedo nessuna differenza (ma lo so che la differenza matematica è di 10 volte) per quanto riguarda il futturo: tutti ci compreremmo una, due case, qualche macchina buona, dei belli viaggi, ma si fa tranquillamente anche con quel premio più basso.

Andando sulla pagina con i collegamenti, ho aperto due tre siti ed ho trovato uno molto simpatico e carino dedicato all’arte, più precisamente alla ceramica raku (sarà una tecnica particolare giapponese per fare la ceramica, so ho capito bene). Non me ne intendo ma ci sono delle bellissime foto degli oggetti in ceramica, molti di quali sembrano delle sculture. Inoltre ci sono due tre poesie che mi sono piaciute molto. Visto che questo sito è una sottodirectory del sito precedente, e visto che i cognomi degli autori sono uguali, concludo che si tratta di un fratello ed una sorella, o comunque di due persone imparentate. Questa sarebbe la spiegazione del titolo di questa mia blogata.

Per quelli che si interessano alla mia persona, posso dire che ho passato un buon week-end girando un po’ e divertendomi con gli amici, ma oggi non è che mi sento troppo bene. Ho preso un raffreddore abbastanza forte e così i fazzoletti oggi se ne vanno. Penso sia un po’ la colpa anche di quest’autunno così anomalo, con le temperature molto alte: uno si spoglia, si mette le maniche corte attirata dal sole e dopo non si rende conto che nel ombra fa anche un po’ freddo.

giovedì 8 ottobre 2009

Un viaggio in Messico

Visto che nella puntata precedente ho guadagnato una marea di soldi, circa 3.000 euro, ho deciso di investirli in un viaggio. Visto che il denaro in questione è virtuale, anche il viaggi doveva essere così. Mi sono messo davanti al mio computer, ho inserito l’indirizzo di Google e ho scritto la parola Messico. Ma come mai, mi chiederai? Qualche giorno prima ho visto un bel reportage su questo paese del centro America che mi è piaciuto e per quello mi è rimasto nella memoria flash, cioè nel mio cervello che è flash perché ogni tanto si brucia qualcosa e non mi ricordo quello che dovrei.

Dicono che Google è la migliore ricercatrice per i siti web, ma a me non sempre risulta questo. Per essere proprio sincero devo dire che forse io non sono troppo bravo a fare delle ricerche, perché se cerchi “Messico” o “viaggio in Messico” ti escono ai primi posti tutte le agenzie viaggi con i suoi programmi. Ho dato anche una occhiata a questi: par farsi un bel viaggietto (ma perché Word mi sottolinea con rosso questa parola?) come quello descritto nel sito dove alla fine sono finito ci vogliono proprio circa 3 mila euro. Sinceramente pensavo un paese un po’ meno caro. E vista l’influenza maiala mi aspettavo anche qualche offerta di quelle straordinarie, che alla fine ti costa meno andare che rimanere a casa: niente di tutto questo. Una domanda a tutti voi: ma qualcuno in questo periodo va in quel paese, pensavo a Messico, ovviamente? Ne dubito.

Due parole anche sul sito dedicato ad un viaggio in Messico che ho visitato, dedicato praticamente alla penisola di Yucatan e l’antico popolo che là risiedeva tanto tempo fa ed alla loro cultura ed i monumenti. Molto ricco, una trentina di pagine e tante foto, molto belle e suggestive. Sarebbe carino trovare anche qualche video, ma purtroppo non c’è. Mi è piaciuta specialmente la cartina del tour che indica il percorso i nostri eroi hanno percorso. Sembra un bel viaggio lungo, dicono circa 2000 chilometri. Mi piacerebbe fare un viaggio così, specialmente in buona compagnia come sembra stata quella del sito: si sono scolati un intera bottiglia di tequila in una vasca idromassaggio. Come direbbe Mara Maionchi nella sua celebra frasi di X-Factor: mi sei piaciuto.

In due giorni, due post – sono partito bene e speriamo vada con questi ritmi avanti. Sinceramente, sarà difficile tenere questi ritmi in futuro. All’inizio della saga si ha sempre più voglia, hai un nuovo progetto e l’entusiasmo è grande, ma generalmente andando avanti un po’ cala. Mi faccio un autoincoraggiamento – E VAI!