lunedì 12 ottobre 2015

True Detective

Era una tiepida giornata domenicale. Di fine giungo. No, non sono impazzita. E' vero, In Italia le temperature erano molto alte, per mia fortuna, stavo nel nord Europa. Accompagnata dagli stivali e una giacca autunnale. Mi ricordo che non era una giornata soleggiata, c'erano le nuvole e molta quiete attorno. In compagnia di due amici, siamo usciti per comprare del pesce. In un mercato che non ha nulla da invidiare ai più modaioli di Milano (neanche in merito ai prezzi). Non conoscendo la città mi sono limitata a seguire i miei compagni, che invece, erano del posto. E' buffo il fatto che non amo nessun genere di pubblicità ma negli ultimi dodici mesi ho conosciuto alcune persone che lavorano in questo settore, i cosiddetti, pubblicitari. Parlano un linguaggio a me sconosciuto ma sono molto divertenti.

Camminando lungo le strade della città di Goteborg, la mia attenzione è stata catturata da un enorme cartellone pubblicitario. Il motivo? L'immagine di quello che negli ultimi anni è diventato il mio attore preferito, Matthew McConaughey. Infatti, l'unica pubblicità che non mi stancherei mai di guardare (regia di Martin Scorsese), è quella del profumo di Dolce&Gabbana. Ho sempre amato le immagini in bianco e nero. Metteteci anche il mio attore preferito che indossa un elegante abito e con me, cari pubblicitari, avrete fatto centro. Non cambierò mai canale per evitare di guardare lo spot e diventerò una affezionata consumatrice del profumo. In fondo siamo tutti, the one, i numeri uno. A modo nostro, naturalmente.

Tornando alle strade di Goteborg, la carta stampata attaccata ad un palo voleva informare la cittadinanza della presenza di una serie televisiva, True Detective. Matthew, produttore e attore principale. Non avevo mai sentito parlare di questa serie ma mi sono fatta convincere in fretta di vederla dalla amica accanto. Quando le ho chiesto di raccontarmi la trama, mi ha risposto dicendomi che era troppo complicata, di guardarla e non fare domande. Ha anche aggiunto di fermarmi alla prima stagione, la seconda aveva cambiato attori. Ecco, io ho guardato con attenzione entrambe le stagioni e vi posso garantire che fare una sintesi della prima è molto semplice e veloce. Credo che la mia amica, in quel momento non aveva voglia di fare conversazione. Suppongo che nella sua testa pensava alla zuppa di pesce che da lì a breve avrebbe preparato.

Essendo in Italia, e questa devo dirla, siamo abituati male con le lingue straniere. Cioè, non siamo proprio abituati a sentirle. Tutto viene sincronizzato. Una volta ho guardato un cartone in tre lingue differenti e vi posso assicurare che togliendo la lingua originale è stata tolta anche la qualità del cartone stesso. E' vero che nel guardare dei film, serie televisive, cartoni, sincronizzati, non avrete il problema di utilizzo del vostro cervello e probabilmente vi godrete di più la storia. Non dovrete guardare in parallelo le immagini e i sottotitoli. Ho provato a guardare True Detective sincronizzato in italiano e poi con i sottotitoli in italiano, lasciando l'originale. Che dire? Due mondi differenti. Per me, non si può guardare un attore così bravo come McConaughey che ha una voce molto particolare, sincronizzato. Si perde l'intensità del prodotto, in questo caso, televisivo.

La serie è fatta di otto puntate, ognuna della durata di un'ora. I due detective sono alla ricerca di un serial killer. Questa è la sintesi. L'inizio è brillante e parliamo della sigla (di entrambe le stagioni). Una delle migliori che abbia visto (insieme al Trono di spade). Il contenuto della storia non ha l'originalità in se, è piuttosto banale. Quindi, che cosa ha reso questa serie, una serie di successo? La bravura nella narrazione, profondità dei dialoghi, ottime scelte musicali, un ritmo piacevolmente lento e Matthew McConaughey. Oltre al suo essere molto attraente, è un premio Oscar più che meritato. Vederlo recitare può essere soltanto un piacere. Per quello che riguarda la seconda stagione, che mi hanno sconsigliato di vedere, è come guardare una serie completamente differente. C'è un unico punto in comune tra le due stagioni, la polizia come protagonista. Il cast è davvero notevole, composto da attori validi. Il ritmo è molto più accentuato, tanto che si fa fatica a seguire la storia. I dialoghi sono meno di spessore e avevo quasi rinunciato di arrivare alla ultima e ottava puntata. Fortunatamente, ho cambiato idea. Le ultime due puntate valgono l'intera stagione. Consigliato.

domenica 29 marzo 2015

Musica, abiti, vino e tarallucci

Vivo in una grande città. Milano. Ci sono circa due milioni di abitanti se consideriamo anche l'hinterland. E' una città che ad alcuni piace, ad altri no. Nonostante questi giudizi strettamente soggettivi, credo che quasi tutti voi sarete d'accordo nel definire questa grande metropoli come un luogo pieno di opportunità ed eventi. Ultimamente ho partecipato ad alcuni di essi. Non molto tempo fa vi avevo parlato di Rossy De Palma e del suo spettacolo al Piccolo di Milano. Oggi vi parlerò di una sfilata di moda, la prima alla quale ho partecipato. Ammetto di essere andata senza avere la minima idea di come si sarebbe svolta e solitamente sono aperta alle idee alternative.

L'ambiente scelto per ospitare la sfilata della stilista Anna Lenti è stato lo spazio Tadini. Per chi di voi non fosse sufficientemente informato su questo cognome: si tratta di un pittore, Emilio Tadini, classe 1927. Oggi, è un luogo gestito dal figlio Francesco, direttore artistico della Scala milanese. Che dire del posto? Molto bello. Merita sicuramente una visita. Una perla nascosta nella caotica zona centrale milanese. Come ci è stato spiegato da Tadini junior in persona, il suo gruppo di lavoro ha pensato di allargare il progetto alle altre discipline artistiche oltre alla pittura. Per esempio, nel 2010, il primo comizio di Beppe Grillo si è tenuto proprio in questo spazio. Un progetto ambizioso, aggiungerei. Sulle parole, interessante. E' possibile assistere alle mostre di pittura e un concerto jazz, oppure qualche spettacolo di danza. La serata alla quale ho partecipato io, era su questa scia. Pensata, ma male riuscita.

L'evento doveva iniziare alle 21, c'è stato un ritardo di 30 minuti. L'organizzazione è stata molto carente. Qualche giorno prima mi è stato comunicato che si trattava di un evento a numero chiuso, più tardi è stato spiegato che poteva entrare chiunque. Quando si organizza un evento in uno spazio ristretto, bisogna sapere esattamente quante persone ci saranno, altrimenti si rischia, come, del resto è capitato, che gli ultimi arrivati dovranno restare in piedi. Per quanto riguarda la sfilata, a dire il vero non c'è stata.

Si è deciso di fare una presentazione alternativa facendo indossare un paio di abiti a delle ballerine che ballavano. In pratica, per quindici minuti ho visto due abiti indossati sopra i body che vengono usati per la danza. Anche la musica non era quella che solitamente si vede nelle sfilate in televisione, sembrava di più una musica da meditazione, il che concilia molto bene il sonno. Dopo questi quindici minuti, ci è stato detto di fare cinque minuti di pausa in quanto dovevano preparare la seconda parte della serata, in cui un gruppo italiano (dal nome inglese), avrebbe suonato. Alcuni dei presenti sono usciti dalla porta posteriore. Altri, sono rimasti seduti sbuffando. Una volta arrivato il gruppo, mi è venuto il mal di testa dalla loro musica. Fosse durato cinque, al massimo, dieci minuti, non avrei detto niente. La loro performance è stata davvero troppo lunga (e neanche delle migliori). La serata è stata chiusa dal proprietario dello spazio che ha deciso di farsi pubblicità. Infinite parole su quanto tutti loro fanno cose alternative, belle, su quanto sono tutti bravi. Momento molto autoreferenziale. Si poteva evitare. Sono della seguente opinione: se uno è bravo, se fa bene il proprio lavoro, se gestisce bene uno spazio, qualsiasi tipo di pubblicità non è necessaria. Il marketing migliore è lasciare che gli altri giudichino. Quello che vedono, naturalmente.

A fine serata è stato organizzato un rinfresco a base di vino e tarallucci in quanto la stilista è pugliese. Certo, non eravamo in un locale ma usare dei minuscoli bicchieri di plastica in uno spazio così artistico ed elegante, stonava. In ultima nota, dico, peccato. Peccato che il progetto non sia stato organizzato con cura in quanto aveva del potenziale.  In una città in cui tutti vogliono fare i diversi e originali, alla fine finiscono per diventare dei copia e incolla. Con tanto di pacche sulle spalle e complimenti fino a notte fonda.